Formazione del glomere invernale sui favi – biologia, meccanismi e pratica apistica
La formazione del glomere invernale è il meccanismo adattivo chiave dell’ape mellifera, che consente alla colonia di sopravvivere in condizioni termiche sfavorevoli attraverso la termoregolazione collettiva. A differenza di molti altri insetti, le api non cadono in letargia ma rimangono attive, mantenendo all’interno del gruppo la temperatura necessaria per la sopravvivenza e utilizzando come combustibile le riserve di miele accumulate.
Basi biologiche e fisiche della formazione del glomere
Il processo di formazione del glomere è strettamente correlato alla temperatura ambientale. I primi segnali di raggruppamento delle api nelle arnie si osservano quando la temperatura esterna scende sotto 12–13 °C. Con un ulteriore calo fino a +7 °C – +8 °C, il glomere è completamente formato e compatto.
La struttura del glomere invernale assomiglia a un ellissoide o a una sfera schiacciata, divisa in strati dai favi. Si possono distinguere due zone principali:
- Involucro (corteccia): Lo strato esterno è composto da api densamente raggruppate e poco attive, il cui compito è l’isolamento termico. Lo spessore di questo strato varia da 2 a 10 cm e dipende dalla temperatura esterna – più fa freddo, più l’involucro diventa spesso e compatto. Le api di questa zona inseriscono la testa nelle cellette tubolari del favo, aumentando ulteriormente la densità del glomere.
- Nucleo (centro): All’interno del glomere le api sono disposte più liberamente, il che consente loro di muoversi. È qui che viene generato il calore mediante micro-vibrazioni dei muscoli del torace.
La temperatura all’interno del glomere non è costante e subisce fluttuazioni. Nella prima metà dello svernamento, quando non c’è covata, la temperatura al centro oscilla tra 14 °C e 25 °C. Il punto critico è intorno ai 14 °C – quando la temperatura scende a questa soglia, le api nel nucleo intensificano il metabolismo generando il cosiddetto picco di temperatura fino a circa 25 °C, cui segue una fase di raffreddamento lento.
Posizione del glomere sui favi
Il luogo naturale di formazione del glomere dipende da diversi fattori:
- Ingresso e ventilazione: Le api scelgono istintivamente una posizione di fronte all’ingresso, dove hanno accesso ad aria fresca ricca di ossigeno.
- Ultima covata: Il glomere si forma più spesso nelle parti dei favi da cui è emersa l’ultima covata autunnale.
- Qualità dei favi: Sono preferiti i favi marrone scuro, „caldi”, in cui sono già state allevate diverse generazioni di api, poiché hanno migliori proprietà isolanti rispetto alla cera di nuova costruzione.
- Esposizione solare: Nelle arnie con pareti più sottili, il glomere può spostarsi verso la parete sud dell’arnia, riscaldata dai raggi del sole.
Dinamica del glomere durante lo svernamento
Il glomere invernale non è statico. Le api si spostano continuamente dalla superficie verso l’interno, scambiandosi i ruoli di isolatori e riscaldatori. L’intero gruppo si muove sui favi seguendo le riserve consumate. La direzione di movimento standard è dal basso verso l’alto, e dopo aver raggiunto le listelle superiori dei telaini – dalla parte anteriore a quella posteriore dell’arnia.
La continuità delle riserve è di importanza critica. Le api possono passare ai telaini adiacenti solo quando la temperatura esterna sale sopra 0 °C. Con il gelo, se le api incontrano cellette vuote sul telaino su cui si trovano, possono morire di fame anche con telaini pieni proprio accanto.
Guida pratica alla preparazione del nido di covata (Come, Cosa e Perché)
La corretta disposizione dei telaini in autunno determina il successo dello svernamento. Di seguito sono riportati i passaggi necessari per una formazione ottimale del glomere:
Passo 1: Ispezione autunnale e selezione dei telaini (agosto/settembre)
- Cosa: Dal nido di covata devono essere rimossi i telaini vecchi (neri), danneggiati e troppo chiari (vergini) che trattengono male il calore.
- Perché: Le api svernano meglio sui telaini di colore marrone scuro, che garantiscono la stabilità termica del glomere.
Passo 2: Adattamento delle dimensioni del nido alla forza della colonia
- Come: Si lasciano tanti telaini quanti ne coprono densamente le api. Per una colonia media di solito sono 7–8 telaini, per una forte 9–10.
- Perché: Un nido troppo ampio porta al raffreddamento dei telaini laterali, alla condensa del vapore acqueo e all’ammuffimento delle riserve.
Passo 3: Distribuzione delle riserve (Disposizione del nido) Esistono due modelli principali di disposizione delle riserve:
- Disposizione bilaterale (a barba): I telaini più pieni (3,5–4 kg di miele) vengono collocati ai lati, e i telaini più leggeri (circa 2 kg) al centro, di fronte all’ingresso. Questo crea un „letto” naturale per il glomere al centro.
- Disposizione unilaterale (angolare): Il telaino più pesante va contro una delle pareti (ad es. quella sud) e i telaini successivi hanno progressivamente meno miele.
- Regola critica: Ogni telaino lasciato nel nido deve contenere un minimo di 2 kg di miele.
Passo 4: Garantire l’accesso al polline
- Cosa: I telaini con polline non devono trovarsi al centro del futuro glomere, ma accanto ai telaini contenenti riserve di carboidrati.
- Perché: Il polline puro al centro del glomere può agire come isolante dividendo il gruppo in due parti, portando a un indebolimento della colonia.
Passo 5: Ultima alimentazione e integrazione delle carenze
- Quando: L’alimentazione deve essere completata entro metà settembre (al più tardi entro il 10–20 settembre), affinché le giovani api invernali non vengano esaurite dalla lavorazione dello sciroppo.
- Standard: Per ogni telaino occupato dalle api dovrebbero esserci 2–2,5 kg di riserve (18–25 kg in totale per colonia).
Riepilogo per il praticante
La formazione progressiva del glomere invernale è un processo autonomo della famiglia apistica; tuttavia, il ruolo dell’apicoltore consiste nel creare il „palcoscenico” ottimale per questo fenomeno. La chiave è un nido compatto, riserve abbondanti e di qualità (prive di miele di melata, che causa dissenteria) e la garanzia della tranquillità. Ricordiamo che gli errori commessi nella disposizione dei telaini a settembre sono quasi impossibili da correggere a gennaio o febbraio senza esporre la colonia al rischio di morte per raffreddamento.